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lunedì 18 maggio 2026

Santi imperatori romani

Santi imperatori romani



La Chiesa Ortodossa riconosce come santi diversi imperatori e imperatrici dell'Impero Romano d'Oriente. Spesso a queste figure viene attribuito il titolo di "Isapostolo" (pari agli apostoli) per il loro ruolo cruciale nella diffusione e nella difesa del Cristianesimo. Ecco i principali imperatori di Costantinopoli venerati come santi dalla tradizione ortodossa, divisi per rilevanza storica: 
I Fondatori e i Grandi Difensori della Fede 
Costantino I il Grande (306–337): Fondatore di Costantinopoli e primo imperatore cristiano. Convocò il Primo Concilio di Nicea (325) che definì il dogma cristiano. È venerato insieme alla madre, l'Augusta Elena

Teodosio I il Grande (379–395): Rese il Cristianesimo la religione ufficiale dell'impero con l'Editto di Tessalonica (380) e convocò il Primo Concilio di Costantinopoli. 

Marciano (450–457): Convocò, insieme alla moglie (e co-imperatrice) Pulcheria (anch'essa santa), il Concilio di Calcedonia (451), fondamentale per la cristologia ortodossa. 

Giustiniano I il Grande (527–565): Noto per la codificazione del diritto romano e per aver fatto costruire la Basilica di Santa Sofia. Convocò il Secondo Concilio di Costantinopoli. Viene venerato come santo insieme alla moglie, l'imperatrice Teodora



La Fine dell'Iconoclastia (I Difensori delle Icone) 
Il periodo iconoclasta vide una dura lotta interna. Le imperatrici che ristabilirono il culto delle immagini sacre sono venerate con grandissimo onore: 

Irene d'Atene (780–802): Convocò il Secondo Concilio di Nicea (787), che condannò l'iconoclastia. 

Teodora Armena (reggente dall'842 all'855): Pose fine definitivamente all'iconoclastia nell'843, evento celebrato ancora oggi dagli ortodossi nella "Festa dell'Ortodossia". 

Michele III (842–867): Figlio di Teodora, sotto il cui regno (seppur dominato dalle figure della madre e del cesare Barda) fu ristabilito il culto delle icone e iniziò la missione dei santi Cirillo e Metodio. 



Altri Imperatori Venerati come Santi 

Leone I il Trace (457–474): Detto anche "il Grande", per il suo sostegno all'ortodossia calcedoniana e per aver edificato la chiesa della Fonte Miracolosa (Zoodochos Pigi). 

Leone VI il Saggio (886–912): Scrittore di testi teologici e compositore di inni sacri ancora in uso nella liturgia ortodossa. 

Niceforo II Foca (963–969): Grande generale che riconquistò Creta e la Siria dai musulmani; fu un grande protettore dei monasteri del Monte Athos (fondò la Grande Lavra insieme a San Atanasio l'Atonita). 

Giovanni II Comneno (1118–1143): Noto per la sua pietà, clemenza e governo giusto, fu soprannominato "Kaloioannes" (Giovanni il Buono). Venerato insieme alla moglie, l'imperatrice Irene d'Ungheria (Piroska). 

Costantino XI Paleologo (1449–1453): L'ultimo imperatore, è ampiamente venerato come "etnomartire" (martire della nazione) per essere caduto in battaglia difendendo Costantinopoli dall'assedio ottomano. 

Nota di contesto: Nella tradizione bizantina, la canonizzazione di un sovrano non implicava necessariamente che la sua intera vita fosse priva di macchie morali o violenze politiche, bensì riconosceva il suo ruolo provvidenziale nella protezione della Chiesa, nella formulazione della retta dottrina (ortodossia) e nel mecenatismo religioso.

sabato 2 maggio 2026

Pastorale per il lavoro

 

Pastorale per il lavoro

 
Il lavoro non è soltanto un mezzo per vivere, ma anche un valore in sé, perché contribuisce a realizzare la nostra umanità, ci fa sentire utili alla società e agli altri e così contribuisce a dar senso alla nostra esistenza. La Chiesa Ortodossa Italiana è sensibile a queste tematiche che si sposano con l' impegno di ogni cristiano a migliorare la società, portando nel mondo del lavoro i Valori di equità, solidarietà, libertà dalla povertà.
La globalizzazione, la preminenza delle speculazioni finanziarie, le disparità nel mondo relativamente ai salari, tutele e protezione sociale meritano una attenta analisti. Vorremmo una società più giusta, una economia più rispettosa dell' uomo, un mondo dove ingiustizie e sfruttamento siano finalmente banditi. Purtroppo non sono più gli stati a gestire queste materie ma le multinazionali e la ricerca del profitto a tutti i costi. Crediamo non sia sufficiente una analisi della situazione ma anche elaborare suggerimenti volti ad affrontare le problematiche denunciate.
Il mercato, che spesso fallisce, da solo non può regolamentarsi e non sempre sceglie allocazioni efficienti, è dunque importante l’intervento di istituzioni sovranazionali e nazionali che possano effettivamente incidere e decidere. Come nel rinascimento la nascita della stampa mobile fu il volano per lo sviluppo, cosi nell’attuale situazione la circolazione delle informazione può fare la differenza.
E’ possibile uno sviluppo, legato alla crescita dell’occupazione, sposando le tesi di uno sviluppo sostenibile, sensibile alla tutela dell’ambiente, che tuteli i lavoratori, in pratica le Green economy.
C’è bisogno di uscire da atteggiamenti “troppo specialistici” senza una vera visione d’insieme di quanto sta avvenendo nel mondo. Le richiesta di democrazia, di eguaglianza, la lotta alle disparità sociali, gli aneliti che salgono da varie parti del mondo, devono far nascere la consapevolezza che il ” mondo finanziario ed economico” deve farsi carico delle conseguenze di questo scenario.
L’ etica, la storia, l’attenzione al sociale, in un percorso, a volte accidentato, possono far rivivere i valori sui quali fondare un mondo più giusto e solidale.
Non so se le recenti manovre finanziarie determinino a livello internazionale effetti positivi, o se esse non stiano ingigantendo l’incertezza dei cittadini, alimentando ancora di più la deriva verso la recessione. Certamente il tema dell’equità è centrale in tutti i discorsi, nè si è veramente posto mano, con chiarezza e determinazione, alla necessaria rimodulazione dei privilegi della cosiddetta “Casta”. e non con trovate di mera propaganda.
In questo marasma finanziario, fonte di forti preoccupazioni per i cittadini europei e non solo, con le guerre purtroppo in atto, bisognerebbe rileggere attentamente le teorie e le grida di allarme, che già molti anni fa l’economista, premio Nobel, Jopseph Stiglitz donò al mondo.
Il modello neo liberista che aveva come teoria portante “meno stato nell’economia e nelle attività sociali” è miseramente fallito.
Il mercato, da solo, non é riuscito ad autoregolamentarsi; l’euro non è riuscito a colmare i dumping economici e sociali fra stati forti e stati deboli dell’Europa. Le istituzioni monetarie europee e mondiali hanno dovuto inseguire le contingenze salvando stati e banche, ma non hanno saputo svolgere il loro ruolo di controllo e regolazione del mercato.
Chiaramente non ha funzionato neppure il " modello socialista e comunista"
Questo neo liberismo ha visto come valori (o disvalori) la cultura del debito (riferito ai cittadini), la stagnazione dei salari, la corsa alla “deregulation” in campo economico.
Per la prima volta si sta assistendo, se parliamo a livello planetario (in particolare per gli stati emergenti India e Cina) ad una crescita senza incremento di posti di lavoro.
In Italia la disoccupazione supera i due milioni di unità. Nel vertice dei G20 l’Italia ha proposto le solite ricette, rimedi per tamponare una situazione pericolosa in relazione al forte debito pubblico ed all’attacco ai nostri titoli di stato.
Operazione volta a fare cassa, a parte l’alea relativa a quanto dovrebbe essere recuperato con la lotta all’evasione, ma estremamente iniqua.
Dobbiamo procedere verso un’economia più solidale !
Inasprire il prelievo fiscale, togliere le tutele al lavoro e contemporaneamente mettere mano per tagliare il welfare state è veramente assurdo. Questa situazione sta pesantemente allargando la forbice fra il ceto medio/alto e il ceto meno fortunato.
Lo sviluppo non può nascere solo dalle privatizzazioni, che a volte non sono nè efficienti e tantomeno efficaci, o dalla riduzione delle protezioni sociali. Stiglitz ha più volte parlato di un nuovo modello di sviluppo, nel quale si potrà coniugare la crescita con l’equità.
Ma nel vocabolario neo liberista le parole eguaglianza, libertà e solidarietà non trovano collocazione, e per libertà si intende solamente libertà del mercato, senza vincoli statali. Un discorso a parte riguarda gli economisti, o almeno quelli che hanno ispirato le azioni di governi ed organismi monetari o cercato di prevedere le ultime catastrofi: hanno cercato di spiegare quanto avveniva con semplici analisi microeconomiche (costo del lavoro, produttività.. ), mentre i fenomeni sono più massicciamente macroeconomici (politiche monetarie, bilancia dei pagamenti, tasso di cambio).
Vi è poi un mondo oscuro, quello dei paradisi finanziari e fiscali off shore, il mondo oligopolistico di alcune multinazionali (pensiamo solo al settore petrolifero e dell’energia), un potere sovranazionale.
Per poter sperare in un “nuovo rinascimento” che deve essere non solo economico, ma prima di tutto etico e culturale, c’é bisogno, secondo Stiglitz, di una seria riprogettazione del nostro stile di vita. Deve rinascere una “società civile globale”
 
Mons. Roberto Pinna
Presidente commissione Pastorale per il lavoro della chiesa Ortodossa Italiana.