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mercoledì 17 giugno 2026

Gesù condanna il Formalismo Religioso

Gesù condanna il Formalismo Religioso

 


 

Preghiera 


O Dio, fortezza di chi spera in te, roccia e mio rifugio, ascolta con il Tuo amore infinito e misericordioso le nostre invocazioni, e poiché nella nostra fragilità nulla possiamo senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo Risorto e vivo e presente nella nostra vita, amen. 



Lettura dal Vangelo secondo Matteo 6,1-6.16-18 


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini, In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. Parola del Signore.

 

Pace e bene a voi fratelli e sorelle. Sono il Reverendo Padre Efrem della Diocesi del Mercurion e della Chiesa Ortodossa Italiana. Per il Signore e gli amici stretti fratel Tau.

 

Bene oggi le Chiese Cristiane d’Oriente e Occidente, festeggiano e ricordano Sant' Adolfo di Maastricht, Vescovo, Sant' Antido (o Antidio) di Besancon  Vescovo e martire, Beato Arnaldo (Arnoldo) da Foligno,   Francescano, Sant' Avito  Abate, Santi Blasto e Diogene Martiri,  Beata Caterina della Colonna Clarissa, San Folco di Reims  Vescovo,  Sant' Ipazio  Egumeno (Abate), Santi Isauro, Innocenzo, Felice, Ermia, Pellegrino e Basilio  Martiri ,  San Marciano  Martire, San Ranieri di Pisa  Povero e pellegrino, Santa Valeriana e compagne Martiri, San Mitrofane (Metrophanes), primo arcivescovo di Costantinopoli che guidò la Chiesa di Bisanzio durante il periodo dell'imperatore Costantino, Sante Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, commemorate per la loro fede e devozione, Santa Sofia, martire, Santi Eleazar e Nazar, martiri, San Giovanni di Monagria e San Alonio, Santi Emanuele, Sabele ed Ismaele, martiri. Ognuno una storia di fede diversa e ognuno ed ognuna ha costruito su questa terra il Suo Regno in modo diverso ma con lo stesso obiettivo. 

Grazia, Misericordia e Pace

 

Bene, la Liturgia di oggi ci fa camminare ancora con San Matteo che continua con la meditazione sul Discorso della Montagna e c’è in questo una spiegazione ben precisa. L’evangelista si sta rivolgendo ai giudei, ai suoi compaesani, al suo stesso sangue e i giudei ovviamente sono legati ed istruiti nella Legge dell’Antico Testamento. E fa di tutto, attraverso il Suo Vangelo per far capire che Gesù è l’Emmanuel, il Dio con noi, proprio quel Dio “severo” e che gli scribi, i rabbi in modo diciamo poco amorevole ne avevano fatto sempre un Dio degli eserciti, molte volte arrabbiato per le colpe, ma sempre presente nella vita del popolo eletto. E questo Dio si adorava e si poteva “chiamare” solo in quel Tempio e in primis nel Sancta Sanctorum. Ma San Matteo, guidato da quel Paraclito promesso da Gesù, è molto abile nel cercare di fondere il Vecchio con la buona notizia. Ci mette tutto se stesso. Devo ricordare sempre che a proposito del discorso della montagna, che proprio in questo discorso, fa proprio all’inizio un parallelo tra il Vecchio Testamento e ciò che Gesù, il Messia, il Dio fattosi Carne, è venuto a svelarci. Mosè deve salire sulla montagna per parlare con Dio. Gesù, Dio con noi, sale sulla montagna ma non deve aspettare Dio per parlarci. Gesù è sulla montagna e invece di guardare in su, parla a tutti coloro che sono davanti a Lui, quindi a noi, vis a vis. Quindi abbiamo le Beatitudini: apertura solenne della nuova Legge, poi la nuova presenza nel mondo, cioè sale della terra e Luce del mondo, segue la nuova pratica della giustizia; il rapporto con l’antica legge osservando la nuova Legge. E Gesù in questo benedetto discorso della montagna va a mettere in crisi anche le cose buone. Lo abbiamo ormai capito seguendo i vangeli di questi giorni. E oggi si spinge fino al punto di non ritorno. Come si può mettere in crisi i capisaldi della spiritualità: l’elemosina, il digiuno e la preghiera? Ma se anche questi hanno il lato oscuro, chi potrà salvarsi? Ebbene si anche questi hanno una direzione sbagliata. Il problema è sempre quello: perché prego? Perché faccio l’elemosina? Perché digiuno? Gesù trova l’inghippo! Guardando alcuni religiosi del tempo si accorge che la loro spiritualità è falsa per un semplice motivo: questi uomini hanno confuso il senso del loro fare.  nel capitolo 6 troviamo la nuova pratica delle opere di pietà: l’elemosina, la preghiera, il digiuno, poi troviamo il nuovo rapporto con i beni materiali: non accumulare, la visione corretta, Dio e il denaro, l’abbandono alla Provvidenza. In questo passo il nostro Matteo, tratta tre temi: l’elemosina (6,1-4), la preghiera (6,5-6) e il digiuno (6,16: 18) che come sappiamo sono tre opere di pietà dei giudei. 

Ma San Matteo deve far cambiare passo perché tutti devono conoscere la Nuova Legge 6,1: Non praticare il bene per essere visto dagli altri. Gesù critica coloro che fanno le buone opere per essere visti dagli uomini. Gesù chiede di costruire la sicurezza interiore non in quello che noi facciamo per Dio, ma in ciò che Dio fa per noi. Allora si evidenzia subito questo nuovo tipo di rapporto con Dio: “Tuo Padre, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Mt 6,4). "Vostro Padre sa di cosa avete bisogno,

prima che voi glielo chiediate” (Mt 6,8). "Se perdonate agli uomini le loro colpe, anche il Padre vostro vi perdonerà" (Mt 6,14).

Capiamo che questo è un cammino nuovo che si apre ora per accedere al cuore di Dio Padre. Ora perché il Regno di Dio non si costruisce dopo, ma ORA, immediatamente. Gesù non permette che la pratica della giustizia e della pietà sia usata quale mezzo di autopromozione dinanzi a Dio e dinanzi alla comunità. Ci insegna anche come praticare l’elemosina, perché essa è un modo di condividere, e i primi cristiani e San Luca in Atti lo sottolinea, tenevano molto a questa condivisione. E Gesù insegna, ma queste sono direttive, che la persona che pratica l’elemosina e la condivisione per promuovere la propria persona, o una elite a cui appartiene, dinanzi agli altri merita di essere esclusa dalla comunità. E il Vangelo, anzi i Vangeli sono attuali, non un romanzo storico, o un’anticaglia, è vivo ed attualissimo infatti oggi, sia nella società come pure nella Chiesa, ci sono persone che fanno una grande pubblicità del bene che fanno agli altri. Gesù chiede il contrario: fare il bene in modo che la mano sinistra non sappia ciò che fa la destra. E’ il distacco totale e il dono totale nella gratuità dell’amore che crede in Dio Padre e imita tutto ciò che fa. 

Come praticare la preghiera. La preghiera pone la persona in rapporto diretto con Dio. Alcuni farisei, ma anche molte persone oggi lo continuano a fare, trasformavano la preghiera in un’occasione per mostrarsi ed esibirsi dinanzi agli altri. In quel tempo, c’era una tromba e suonava in tre momenti per la preghiera, mattina, mezzogiorno e sera, quindi le persone si dovevano fermare nel luogo dove stavano per pregare. C’era gente che cercava di stare negli angoli in luoghi pubblici, in modo che tutti vedessero che stava pregando. Ma questo atteggiamento distorce il nostro rapporto con Dio. E’bigotto, falso e non ha nessun senso e nessun fine. Ecco perché Gesù dice che è meglio chiudersi nella stanza e pregare in segreto. Questo è un rapporto autentico, sincero, fatto con fede, affidamento totale. Tanto Dio ti vede anche nel segreto, e Lui ti ascolta sempre. Si tratta di una preghiera personale, non di una preghiera comunitaria. O imposta, o di quelle che si recitano a memoria e a cui molto spesso non facciamo più caso alle parole. Come praticare il digiuno. In quel tempo la pratica del digiuno era accompagnata da alcuni gesti esterni ben visibili: non lavare il volto, non allisciarsi i capelli, usare vestiti sobri. Erano segnali visibili del digiuno. Gesù critica questa forma di digiuno e ordina di fare il contrario, così gli altri non possono rendersi conto che sta digiunando: fatti il bagno, usa il profumo, arricciati bene i capelli. Così, solo il Padre che vede nel segreto sa che tu stai digiunando e lui saprà ricompensarti. 

 

Il digiuno non è solo astinenza dal cibo, ma è astinenza da tutto ciò che ingombra il nostro cammino di ritorno al Signore. Il cibo è la metafora di tante cose di cui noi sentiamo il bisogno, e noi dobbiamo giudicare se queste cose sono di ingombro e di contraddizione o se ci aiutano alla comunione con Dio e con i fratelli. E qui addirittura Gesù dà un consiglio affinché gli uomini non vedano, chiede di fare qualcosa che nasconde la verità; verrebbe da dire che Gesù ci chiede di dire una bugia perché gli altri non vedano. Tu digiuni? E dunque mostra il contrario, profumati il capo, lavati la faccia. È esattamente l’azione contraria e parallela a quella che fa l’ipocrita per farsi vedere, colui che aumenta eventualmente con segni esterni ciò che vuole che gli altri capiscano di lui, anche se non è la verità.

Che meraviglia questo passo. Vi sarete accorti ascoltando che l’appellativo Padre ricorre dieci volte in questi diciotto versetti: esso è la chiave per comprenderli. Tutto va fatto e compiuto per ottenere l’approvazione di Dio, non quella degli uomini. Gesu non condanna l’azione, bensi l’intenzione con cui viene compiuta. 6:6 Nei vv. 5 e 7, il pronome personale, nell’originale gr., è al plurale (voi), mentre qui e al singolare (tu), allo scopo di sottolineare l’intimità di tale comunione con Dio. Il modo per essere esauditi e pregare nel segreto (che significa entrare nella tua cameretta e, chiusa la porta Il punto non e dove si prega, ma perché si prega: per essere visti dagli uomini o per essere ascoltati da Dio? Dio non si lascia impressionare dal gran numero delle… parole: egli vuole percepire le espressioni sincere del cuore. 6:8 Poiche il Padre nostro sa le cose di cui abbiamo bisogno, prima che  gliele chiediamo, e ragionevole domandarsi: “Allora, perchè dobbiamo

pregare?” La risposta è che, pregando, riconosciamo il nostro bisogno e la

nostra dipendenza da lui. E Noè dovrebbe ricordarci questo. Solo acqua…ma dov’è la terra? E poi ecco che Dio interviene e depone questo arcobaleno. Depone quindi l’arco, non era più arrabbiato, e l’arco, l’arcobaleno diventa un ponte che unisce Noè e chi era rimasto a Lui. La preghiera è questo ponte colorato, è la base della nostra comunicazione con

Dio. Inoltre, rispondendo alla nostra preghiera, Dio fa cose che non avrebbe

fatto altrimenti (vd. Gm 4:2d).

 

La camera di cui parla Gesù in realtà è la dispensa, quell'ambiente interrato e senza finestre che c'era in ogni casa palestinese: l'unico che si potesse chiudere a chiave! Dunque, un luogo riservato, tranquillo, sicuro. Più che un luogo fisico, - pare voglia dire Gesù – ricercate e custodite un ambiente spirituale – il cuore - in cui poter dialogare a tu per tu con Dio, in limpidezza cristallina. Non per fare gli attori che calcano le scene dell'integrità fasulla, ma per essere puri e semplici, figli amati dinanzi al Padre e sposi fedeli in intimità con lo Sposo. In una parola: coltiviamo l'interiorità, dimoriamo in essa, pacificati nella verità di noi stessi, e non lasciamoci attrarre dal palcoscenico del mondo, perché – dice san Paolo – "passa la scena di questo mondo!" (1Cor 7,31).

Dunque, innanzitutto Gesù ci richiama all’elemosina fatta in verità, ma con questo Gesù ci indica come dobbiamo avere rapporti con i fratelli e le sorelle in verità, come noi dobbiamo amare i fratelli e le sorelle: non amarli perché gli altri siano sedotti, perché siano ammirati dal nostro amore, ma amarli senza pensare alla reciprocità, senza attenderci una risposta adeguata, e amarli senza narcisismi, senza contemplare le nostre capacità di amore, vere o presunte. Il Padre vede nel segreto, scruta le nostre profondità, conosce la verità di ogni nostro amore verso gli altri, e allora noi dobbiamo soprattutto confidare in questo sguardo del Padre, non negli sguardi nostri o negli sguardi che possono dare gli altri.

Oggi, vi chiedo di sostare insieme a me, da soli, in compagnia, nella vostra contemplativa, scendete anche voi nell'interrato silenzioso del cuore e attendete con gioia la visita di Dio, ripetendo nel ritmo del respiro:

A Te, Padre, che ami incontrarmi nel segreto del cuore, io consegno con anima di figlio con le sue fragilità, di figlio bisognoso ma pieno di fiducia, le chiavi della mia vita interiore. Custodiscimi, perché preferisca al suono della tromba solo e sempre le note del silenzio e agli occhi ammirati degli uomini, preferisca solo e sempre lo sguardo della Tua compiacenza.

Salmo 30 preghiera finale 

Quanto è grande la tua bontà, Signore! La riservi per coloro che ti temono, ne ricolmi chi in te si rifugia davanti agli occhi di tutti.

Fratelli, sorelle il Signore vi e ci benedica e abbiate sempre uno sguardo verso la Santa Madre di Gesù vera discepola da cui noi possiamo apprendere l’umiltà, la fede certa, l’obbedienza e quell’importantissimo “sia fatta la Tua volontà” e non la mia.

Così è. 


Rev. Efrem (corepispoco, vicario episcopale del Mercurion)

lunedì 18 maggio 2026

Santi imperatori romani

Santi imperatori romani



La Chiesa Ortodossa riconosce come santi diversi imperatori e imperatrici dell'Impero Romano d'Oriente. Spesso a queste figure viene attribuito il titolo di "Isapostolo" (pari agli apostoli) per il loro ruolo cruciale nella diffusione e nella difesa del Cristianesimo. Ecco i principali imperatori di Costantinopoli venerati come santi dalla tradizione ortodossa, divisi per rilevanza storica: 
I Fondatori e i Grandi Difensori della Fede 
Costantino I il Grande (306–337): Fondatore di Costantinopoli e primo imperatore cristiano. Convocò il Primo Concilio di Nicea (325) che definì il dogma cristiano. È venerato insieme alla madre, l'Augusta Elena

Teodosio I il Grande (379–395): Rese il Cristianesimo la religione ufficiale dell'impero con l'Editto di Tessalonica (380) e convocò il Primo Concilio di Costantinopoli. 

Marciano (450–457): Convocò, insieme alla moglie (e co-imperatrice) Pulcheria (anch'essa santa), il Concilio di Calcedonia (451), fondamentale per la cristologia ortodossa. 

Giustiniano I il Grande (527–565): Noto per la codificazione del diritto romano e per aver fatto costruire la Basilica di Santa Sofia. Convocò il Secondo Concilio di Costantinopoli. Viene venerato come santo insieme alla moglie, l'imperatrice Teodora



La Fine dell'Iconoclastia (I Difensori delle Icone) 
Il periodo iconoclasta vide una dura lotta interna. Le imperatrici che ristabilirono il culto delle immagini sacre sono venerate con grandissimo onore: 

Irene d'Atene (780–802): Convocò il Secondo Concilio di Nicea (787), che condannò l'iconoclastia. 

Teodora Armena (reggente dall'842 all'855): Pose fine definitivamente all'iconoclastia nell'843, evento celebrato ancora oggi dagli ortodossi nella "Festa dell'Ortodossia". 

Michele III (842–867): Figlio di Teodora, sotto il cui regno (seppur dominato dalle figure della madre e del cesare Barda) fu ristabilito il culto delle icone e iniziò la missione dei santi Cirillo e Metodio. 



Altri Imperatori Venerati come Santi 

Leone I il Trace (457–474): Detto anche "il Grande", per il suo sostegno all'ortodossia calcedoniana e per aver edificato la chiesa della Fonte Miracolosa (Zoodochos Pigi). 

Leone VI il Saggio (886–912): Scrittore di testi teologici e compositore di inni sacri ancora in uso nella liturgia ortodossa. 

Niceforo II Foca (963–969): Grande generale che riconquistò Creta e la Siria dai musulmani; fu un grande protettore dei monasteri del Monte Athos (fondò la Grande Lavra insieme a San Atanasio l'Atonita). 

Giovanni II Comneno (1118–1143): Noto per la sua pietà, clemenza e governo giusto, fu soprannominato "Kaloioannes" (Giovanni il Buono). Venerato insieme alla moglie, l'imperatrice Irene d'Ungheria (Piroska). 

Costantino XI Paleologo (1449–1453): L'ultimo imperatore, è ampiamente venerato come "etnomartire" (martire della nazione) per essere caduto in battaglia difendendo Costantinopoli dall'assedio ottomano. 

Nota di contesto: Nella tradizione bizantina, la canonizzazione di un sovrano non implicava necessariamente che la sua intera vita fosse priva di macchie morali o violenze politiche, bensì riconosceva il suo ruolo provvidenziale nella protezione della Chiesa, nella formulazione della retta dottrina (ortodossia) e nel mecenatismo religioso.

sabato 2 maggio 2026

Pastorale per il lavoro

 

Pastorale per il lavoro

 
Il lavoro non è soltanto un mezzo per vivere, ma anche un valore in sé, perché contribuisce a realizzare la nostra umanità, ci fa sentire utili alla società e agli altri e così contribuisce a dar senso alla nostra esistenza. La Chiesa Ortodossa Italiana è sensibile a queste tematiche che si sposano con l' impegno di ogni cristiano a migliorare la società, portando nel mondo del lavoro i Valori di equità, solidarietà, libertà dalla povertà.
La globalizzazione, la preminenza delle speculazioni finanziarie, le disparità nel mondo relativamente ai salari, tutele e protezione sociale meritano una attenta analisti. Vorremmo una società più giusta, una economia più rispettosa dell' uomo, un mondo dove ingiustizie e sfruttamento siano finalmente banditi. Purtroppo non sono più gli stati a gestire queste materie ma le multinazionali e la ricerca del profitto a tutti i costi. Crediamo non sia sufficiente una analisi della situazione ma anche elaborare suggerimenti volti ad affrontare le problematiche denunciate.
Il mercato, che spesso fallisce, da solo non può regolamentarsi e non sempre sceglie allocazioni efficienti, è dunque importante l’intervento di istituzioni sovranazionali e nazionali che possano effettivamente incidere e decidere. Come nel rinascimento la nascita della stampa mobile fu il volano per lo sviluppo, cosi nell’attuale situazione la circolazione delle informazione può fare la differenza.
E’ possibile uno sviluppo, legato alla crescita dell’occupazione, sposando le tesi di uno sviluppo sostenibile, sensibile alla tutela dell’ambiente, che tuteli i lavoratori, in pratica le Green economy.
C’è bisogno di uscire da atteggiamenti “troppo specialistici” senza una vera visione d’insieme di quanto sta avvenendo nel mondo. Le richiesta di democrazia, di eguaglianza, la lotta alle disparità sociali, gli aneliti che salgono da varie parti del mondo, devono far nascere la consapevolezza che il ” mondo finanziario ed economico” deve farsi carico delle conseguenze di questo scenario.
L’ etica, la storia, l’attenzione al sociale, in un percorso, a volte accidentato, possono far rivivere i valori sui quali fondare un mondo più giusto e solidale.
Non so se le recenti manovre finanziarie determinino a livello internazionale effetti positivi, o se esse non stiano ingigantendo l’incertezza dei cittadini, alimentando ancora di più la deriva verso la recessione. Certamente il tema dell’equità è centrale in tutti i discorsi, nè si è veramente posto mano, con chiarezza e determinazione, alla necessaria rimodulazione dei privilegi della cosiddetta “Casta”. e non con trovate di mera propaganda.
In questo marasma finanziario, fonte di forti preoccupazioni per i cittadini europei e non solo, con le guerre purtroppo in atto, bisognerebbe rileggere attentamente le teorie e le grida di allarme, che già molti anni fa l’economista, premio Nobel, Jopseph Stiglitz donò al mondo.
Il modello neo liberista che aveva come teoria portante “meno stato nell’economia e nelle attività sociali” è miseramente fallito.
Il mercato, da solo, non é riuscito ad autoregolamentarsi; l’euro non è riuscito a colmare i dumping economici e sociali fra stati forti e stati deboli dell’Europa. Le istituzioni monetarie europee e mondiali hanno dovuto inseguire le contingenze salvando stati e banche, ma non hanno saputo svolgere il loro ruolo di controllo e regolazione del mercato.
Chiaramente non ha funzionato neppure il " modello socialista e comunista"
Questo neo liberismo ha visto come valori (o disvalori) la cultura del debito (riferito ai cittadini), la stagnazione dei salari, la corsa alla “deregulation” in campo economico.
Per la prima volta si sta assistendo, se parliamo a livello planetario (in particolare per gli stati emergenti India e Cina) ad una crescita senza incremento di posti di lavoro.
In Italia la disoccupazione supera i due milioni di unità. Nel vertice dei G20 l’Italia ha proposto le solite ricette, rimedi per tamponare una situazione pericolosa in relazione al forte debito pubblico ed all’attacco ai nostri titoli di stato.
Operazione volta a fare cassa, a parte l’alea relativa a quanto dovrebbe essere recuperato con la lotta all’evasione, ma estremamente iniqua.
Dobbiamo procedere verso un’economia più solidale !
Inasprire il prelievo fiscale, togliere le tutele al lavoro e contemporaneamente mettere mano per tagliare il welfare state è veramente assurdo. Questa situazione sta pesantemente allargando la forbice fra il ceto medio/alto e il ceto meno fortunato.
Lo sviluppo non può nascere solo dalle privatizzazioni, che a volte non sono nè efficienti e tantomeno efficaci, o dalla riduzione delle protezioni sociali. Stiglitz ha più volte parlato di un nuovo modello di sviluppo, nel quale si potrà coniugare la crescita con l’equità.
Ma nel vocabolario neo liberista le parole eguaglianza, libertà e solidarietà non trovano collocazione, e per libertà si intende solamente libertà del mercato, senza vincoli statali. Un discorso a parte riguarda gli economisti, o almeno quelli che hanno ispirato le azioni di governi ed organismi monetari o cercato di prevedere le ultime catastrofi: hanno cercato di spiegare quanto avveniva con semplici analisi microeconomiche (costo del lavoro, produttività.. ), mentre i fenomeni sono più massicciamente macroeconomici (politiche monetarie, bilancia dei pagamenti, tasso di cambio).
Vi è poi un mondo oscuro, quello dei paradisi finanziari e fiscali off shore, il mondo oligopolistico di alcune multinazionali (pensiamo solo al settore petrolifero e dell’energia), un potere sovranazionale.
Per poter sperare in un “nuovo rinascimento” che deve essere non solo economico, ma prima di tutto etico e culturale, c’é bisogno, secondo Stiglitz, di una seria riprogettazione del nostro stile di vita. Deve rinascere una “società civile globale”
 
Mons. Roberto Pinna
Presidente commissione Pastorale per il lavoro della chiesa Ortodossa Italiana.
 
 

sabato 11 aprile 2026

Cristo è risorto

 

Cristo è risorto

La Luce che Infrange le Porte degli Inferi


La Resurrezione di Cristo (Pascha) è la "Festa delle Feste", il cuore pulsante e il fondamento assoluto di tutta la teologia, la spiritualità e l'esistenza stessa della fede cristiana. La Chiesa Ortodossa più che sulla Passione e la Croce vista come  momento di espiazione dei peccati, pone al centro della sua visione teologica, la  Resurrezione di Gesù (anástasis toú Iēsoú) quale  vittoria trionfale sulla morte, che è la garanzia che tutti i morti cristiani saranno risuscitati al momento della parusia (seconda venuta) di Cristo. La croce non è ignorata, ma è vista attraverso la luce gloriosa del sepolcro vuoto.


L'icona centrale della Pasqua è l'Anastasis (in greco "Resurrezione"), dove Gesù viene raffigurato non sulla terra, ma nelle profondità dell'Ade (gli inferi) dal quale esce glorioso, scardinando le porte degli inferi (le porte infrante) spezzando la prigionia della morte, tirando fuori per i polsi Adamo ed Eva (salvataggio dell’umanità) indicando che la salvezza è un'azione divina in cui l'umanità, morta nel peccato, viene trascinata verso la vita dalla forza inarrestabile di Dio e attorno a lui (testimoni) ci sono i giusti dell'Antico Testamento (Re Davide, Re Salomone, San Giovanni Battista), che attendevano la liberazione.

Durante il periodo pasquale viene cantato il  Tropario di Pasqua o  Inno della Vittoria

"Cristo è risorto dai morti, con la morte ha calpestato la morte, e a quelli nei sepolcri ha donato la vita."

Questo inno racchiude un paradosso divino: la morte viene sconfitta attraverso la morte stessa. Scendendo nell'Ade, Cristo, che è la Vita stessa, vi introduce la divinità inaccessibile e incandescente. L'Ade, cercando di inghiottire un uomo, si ritrova a dover digerire Dio, e ne viene distrutto dall'interno.

Dal punto di vista ortodosso, la Resurrezione non riguarda solo il destino personale di Gesù di Nazareth, ma è un evento cosmico che altera l'ontologia stessa della creazione. L'obiettivo della vita cristiana nell'Ortodossia è la Theosis (divinizzazione o deificazione), ovvero la partecipazione alla natura divina. La Resurrezione rende possibile tutto questo. Sconfiggendo la morte (che è la massima conseguenza della separazione da Dio), Cristo riapre all'umanità la via verso l'unione eterna con il Creatore. La natura umana di Cristo, glorificata e risorta, diventa la primizia della risurrezione di tutta l'umanità.

Alla fine della Liturgia Pasquale il sacerdote esclama a gran voce: "Cristo è risorto!" (in rumeno Hristos a înviat,  greco Christòs anèsti!, in slavo Khristós voskrése!). L'assemblea risponde con gioia traboccante: "È veramente risorto!" .

In questo momento di festa, dove il ricordo della Resurrezione di Gesù, non  è un semplice ricordo storico, ma una realtà presente e vivificante, che  dovrebbe rappresentare l'irruzione della gioia eterna in un mondo ferito,  preghiamo il Signore affinché illumini la mente dei potenti della terra che, come gli antichi cavalieri teutonici (e i loro degni eredi le SS naziste)  spesso dicono Dio è con noi  (Gott ist mit uns)  per giustificare azioni che causano guerre, sofferenze e morte  ma che Dio non giustifica ma, semmai invita a trasformare   “ le loro spade in vomeri e le loro lance in potatori.” (Isaia 2,4). Preghiamo pertanto fratelli affinché la  Luce inestinguibile del Cristo Risorto che, prendendo l'umanità per i polsi, la solleva con Sé verso l'eternità allontani da noi i venti di guerra e porti il mondo sulla via della misericordia e della pace. 

Sua Beatitudine Filippo I

martedì 31 marzo 2026

La Chiesa Ortodossa a tutela dei cristiani di Gerusalemme

La Chiesa Ortodossa a tutela dei cristiani di Gerusalemme
> La Chiesa Ortodossa Italiana ha manifestato la sua dura opposizione alle crescenti discriminazioni anti-cristiane che si verificano a Gerusalemme , culminate nel divieto di celebrazione delle feste pasquali, comprese le processioni per la domenica delle palme. A questa si aggiunge la pratica, sempre più diffusa, da parte dei coloni israeliani, degli studenti delle yeshiva (scuole religiose) e, in generale, da parte degli ebrei haredi (o ultraortodossi) di sputare addosso ai cristiani, consuetudine giustificata da leader politici israeliani, come il Ministro per la Sicurezza Nazionale on. Imatar Ben-Gvir (di Potere Ebraico) e l’on. Simcha Rotman (di Sionismo Religioso) che predicano l'espulsione delle minoranze non ebraiche dallo Stato di Israele. A questa crescente intolleranza, avallata dal governo Netanyahu, si aggiunge l’attacco dei coloni contro Taybeh (l’evangelica Efraim), ultimo villaggio interamente cristiano della Cisgiordania occupata e gli attacchi agli agricoltori cristiani durante la raccolta delle olive. Tralasciamo Gaza, dove l’esercito israeliano non ha soltanto colpito i terroristi islamici di Hamas ma anche la Chiesa Ortodossa di San Porfirio (18 morti), quella cattolica della Sacra Famiglia (5 morti in due successivi attacchi e il ferimento del parroco don Gabriele Romanelli) e l’Ospedale anglicano di Al-Ahli. Attacchi sono stati fatti anche contro le popolazioni cristiane che vivono insieme agli sciiti nel sud del Libano e la lobby sionista ha trascinato gli USA in una guerra che sta causando danni enormi all’economia mondiale e rischia di destabilizzare anche i Paesi non ostili, vedi l’Italia, al governo israeliano.

sabato 21 marzo 2026

Costituita la Diocesi di Firenze

 Costituita la Diocesi di Firenze





Il Santo Sinodo, in data 13 marzo 2026 ha deliberato l’incardinazione di

mons. Niceforo

(al secolo Bruno Perlini Benucci)

nella Chiesa Ortodossa Italiana, e il suo accoglimento nel Santo Sinodo 

quale vescovo di Firenze.


Viene pertanto deliberata la costituzione della Diocesi di Firenze,

con giurisdizione sulla Regione Toscana,

detto territorio viene scorporato

dall’Arcidiocesi di Roma.


Mons. Niceforo è entrato  35 anni fa nella Chiesa Ortodossa in Italia

di mons. Antonio De Rosso

e tonsurato monaco, ordinato diacono e sacerdote nella stessa presso il

Monastero di Sant’Antonio Abate di Campo di Carne (Aprilia - Latina),

è stato anche monaco in Grecia,  nel Monte Athos dove ha approfondito

la liturgia, i riti di liberazione e di guarigione.

giovedì 19 marzo 2026

19 marzo - Festa di San Giuseppe

 19 marzo - Festa di San Giuseppe



"Figlio mio, osserva il comando di tuo padre, non disprezzare l'insegnamento di tua madre." (Proverbi 6:20)

La Chiesa Ortodossa Italiana
fa gli auguri a tutti i Giuseppe,
a tutti i padri
e ricorda ai figli l'insegnamento divino:
"onora il padre e la madre" (Esodo 20:12)


sabato 17 gennaio 2026

17 gennaio - Sant'Antonio Abate Solenne benedizione degli animali


17 gennaio - Sant'Antonio Abate
Solenne benedizione degli animali



"In principio Dio creò il cielo e la terra. 
E Dio disse: "Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sulla terra ... La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche..." . 
E Dio vide che era cosa buona ..." (Gn 1)
Sii benedetto, Signore, che per mezzo degli animali domestici ci doni sollievo e compagnia.
Sii benedetto, Signore, per tutte le tue creature che ci invitano a cantare la tua lode".

O Dio, fonte di ogni bene, che negli animali ci hai dato un segno della tua provvidenza, stendi la tua mano perché questi animali ci siano di aiuto e sollievo nelle nostre necessità, e fa che in un armonioso rapporto con la creazione, imparino a servire e amare te sopra ogni cosa. Per Cristo nostro Signore.

Chiesa Ortodossa Italiana
www.chiesa-ortodossa.com
chiesaortodossaitaliana@gmail.com

mercoledì 26 novembre 2025

E' morto mons. Silvano Livi

E' morto mons. Silvano Livi


La Chiesa Ortodossa Italiana esprime il proprio cordoglio per la morte di  mons. Silvano Livi, vescovo ortodosso pistoiese, che si è spento, all’età di  78 anni all'ospedale San Jacopo, e i cui funerali sono stati celebrati a Pistoia, nella chiesa di Santa Chiara. Mons. Silvano era nato nelle colline pistoiesi, precisamente a San Felice nel 1947. Laureato in filosofia con specializzazione in psicoterapia, dopo essere stato ordinato sacerdote cattolico si era convertito all’ortodossia ed era diventato archimandrita (figura assimilabile al vescovo cattolico) della diocesi di Luni della Chiesa Greco Ortodossa del Vecchio Calendario. Preside e professore ordinario di Sacra Scrittura e di Teologia dogmatica alla Facoltà teologica ortodossa «San Gregorio Magno», oltre che docente di storia e filosofia nei licei pistoiesi è il fondattore  del monastero di San Serafino di Sarov nella "sua" Lizzanello. Nel 2001 fu insignito dal Presidente della Repubblica della carica di Cavaliere al merito della Repubblica. Nel 2023 era stato reintegrato nella Chiesa cattolica. La sua morte lascia un vuoto nella comunità di Pistoia, che lo ricorda come un sacerdote, un insegnante e un amico. Le sue spoglie mortali saranno deposte presso il cimitero della Misericordia di Pistoia.

Una prece

martedì 25 novembre 2025

Festa San Michele Arcangelo della Comunità Ortodossa Eritrea

Festa San Michele Arcangelo

della Comunità Ortodossa Eritrea

Come ogni anno si è svolta a Roma, nella Chiesa Ortodossa Eritrea sita in piazza San Salvatore in Campo, la festa di San Michele Arcangelo che ha visto la presenza di centinaia di fedeli. A Roma gli immigrati eritrei sono poco più di 2000, al 95% ortodossi (il resto cattolici, evangelici e musulmani).

Anche quest’anno la comunità romana, diretta dal  rev. parroco Tesfaslassie Estifanos Kifle  ha invitato la nostra Chiesa, una cui delegazione composta da Sua Beatitudine Filippo I (Ortenzi) accompagnato da padre Sebastiano (Nicolcea) ha partecipato alla liturgia e alla processione. 

La cerimonia, intrisa di tradizione e spiritualità si è svolta in un clima festoso, con canti e rulli di tamburo, dove, durante l’eucarestia è stato supplicato l’Arcangelo Michele ad aiutare i fedeli a crescere nella fiducia, conducendoli sulla strada del coraggio e della Fede eroica e pura, come guida e scudo contro il male per trovare la forza e la protezione contro il demonio. Oltre il clero ortodosso eritreo hanno partecipato alla Cerimonia il nostro Metropolita, Abuna Tigstu, vescovo della Chiesa Ortodossa Etiope e il rev. fratel Destivelle, sacerdote domenicano in rappresentanza della Chiesa Cattolica Romana. dopo la sentita cerimonia dove i fedeli hanno pregato l’Arcangelo affinché li protegga dalle insidie del male e guidi i loro cuori verso la luce della fede. 

Dopo la Divina Liturgia si è svolta, nelle strade adiacenti la Chiesa, sita nel rione Regola una processione che ha visto la partecipazione di migliaia di fedeli eritrei, ai quali si sono aggiunti anche fedeli italiani, etiopi ed egiziani.



Nella processione, preceduta da un’icona dell’Arcangelo Michele, sono state portate le Tavole Sacre  (Tabot o replica dell’Arca dell’Alleanza), portate sulla testa da un sacerdote avvolte in teli colorati. Durante  la processione le donne salutano il tabot con una tipica ululazione chiamata ilità, emettendo suoni forti e acuti accompagnati da un rapido movimento della lingua e dell’ugola.

Alla fine della processione, dopo l’intervento del parroco, Sua Beatitudine Filippo ha portato i saluti della Chiesa Ortodossa Italiana.



Il nostro Metropolita, dopo aver ricordato la fratellanza nella Fede che accomuna gli ortodossi eritrei e italiani, ha ricordato la figura dell’Arcangelo Michele, molto venerato anche nella nostra Chiesa, al quale si è rivolto dicendo di “difenderci nella battaglia contro le forze del male, contro la secolarizzazione e la scristianizzazione, contro le persecuzioni che tanti cristiani stanno subendo in Cina, in India e nei paesi islamici ed ha augurato una ancora più stretta collaborazione tra le Chiese finendo il discorso invocano la benedizione dell’Arcangelo sull’Italia e l’Eritrea.

Dopo la fine della cerimonia le delegazioni italiana ed etiope sono state ospiti della comunità eritrea che si è riunita in un’agape di cucina tradizionale eritrea al Divina Club di Roma.