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venerdì 23 aprile 2021

Benedizione della lapide del col. Luciano Manara ad Anzio (RM)

 Benedizione della lapide 

del col. Luciano Manara ad Anzio (RM)


Sabato 24 aprile alle ore 11, ad Anzio (Roma) in via del Porto Innocenziano s.n.c., nei pressi della Capitaneria di Porto, si svolgerà una manifestazione per ricordare lo sbarco, avvenuto il 24 aprile 1849,  del  col. Luciano Manara, che a capo di 600 bersaglieri era venuto a combattere per la difesa della Repubblica Romana. 

La manifestazione è stata organizzata dal dott. Massimo Flumeni, dalla sezione Enrico Toti dell’A.N.C.R. (Associazione Nazionale Combattenti e Reduci) e dalla Federazione Bersaglieri d’Italia di Roma, associazioni delle quali è Presidente. Alla cerimonia saranno presenti delegazioni delle sezioni anziate dell’U.N.U.C.I. (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia) e dell’A.N.G.S. (Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna). Mons. Filippo di Roma, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, accompagnato da Padre Alessandro e padre Daniele, provvederà alla benedizione della lapide e al ricordo di detto martire del Risorgimento, eroe delle cinque giornate di Milano e della prima guerra d’indipendenza, dove a capo dei bersaglieri lombardi combatté prima sotto le insegne del Governo Provvisorio di Milano e poi del Regno di Sardegna. 



Venuto nel Lazio a difendere la Repubblica Romana dalle forze reazionarie che volevano restaurare lo Stato Pontificio, sconfisse ripetutamente le truppe borboniche e liberò le città di Anagni e Frosinone. Nominato dal Gen. Giuseppe Garibaldi quale Capo di Stato Maggiore delle forze patriottiche romane, morì a Villa Spada combattendo contro le soverchianti armate francesi del gen. Nicolas Charles Victor Oudinot, mandate da Napoleone III a sopprimere la Repubblica Italiana e restaurare il governo pontificio. La sua orazione funebre fu tenuta da padre Ugo Bassi, un sacerdote barnabita, patriota e cappellano della Legione Garibaldina, fucilato a Bologna l’8 dicembre dello stesso anno e che è oggetto di una causa di glorificazione da parte della Chiesa Ortodossa Italiana, quale etnomartire, venerabile e confessore.


venerdì 16 aprile 2021

Dichiarazione della Chiesa Ortodossa Italiana sull’ergastolo ostativo

 Dichiarazione della Chiesa Ortodossa Italiana

 sull’ergastolo ostativo


“La Corte Costituzionale ha deciso che l'ergastolo ostativo è incostituzionale e che la perduta gente, come la definì Dante, non lasci ogni speranza ma venga riammessa al consesso civile. Non vorremmo che venisse dichiarata incostituzionale anche la credenza cristiana sull'esistenza dell'inferno.” E’ la riflessione che effettuata da mons. Filippo Ortenzi, legale rappresentante della Chiesa Ortodossa Italiana (ww.chiesa-ortodossa.com), che si domanda “Niente pena eterna neppure per criminali come Josef Stalin, Adolf Hitler, Pol Pot e Osama Bin Laden? “ La religione cristiana insegna”, conclude il vescovo ortodosso, ricordando il Vangelo secondo Matteo (13,41-42) che: “Il Figlio dell'uomo manderà i Suoi angeli, i quali raccoglieranno dal Suo Regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità, e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.” e che nel giorno della Parusia (ritorno di Gesù sulla terra e Giudizio Universale), come scritto nel Vangelo secondo Matteo (25,41): “Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.”


Chiesa Ortodossa Italiana

email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com

tel. 0621119875

sito web: www.chiesa-ortodossa.com

sabato 10 aprile 2021

Morte di Filippo di Edimburgo

 Morte di Filippo di Edimburgo


“Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 

e chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”.
(Giovanni 11:25-26)


La Chiesa Ortodossa Italiana esprime le più sentite condoglianze al 

popolo britannico per la morte di S.A.R. il principe Filippo duca di 

Edimburgo e consorte della Regina Elisabetta. Possa l’anima del 

principe trovare la pace nella Casa del Signore e congiungersi alla 

madre e giusta tra le nazioni Alice di Battemberg, di venerata 

memoria e alla zia santa Elisabetta Federovna. 


“In verità, in verità Io vi dico: Chi ascolta la Mia parola e crede

 a Colui che Mi ha mandato, ha vita eterna; 

e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita."

 (Giovanni 5:24)

Mons. Filippo Ortenzi

Arcivescovo della Chiesa Ortodossa Italiana


martedì 30 marzo 2021

1054 quando Roma abbandonò la Retta Fede (Ortodossa)

 1054 quando Roma abbandonò la Retta Fede (Ortodossa)


(per partecipare alle lezioni, che si tengono il sabato dalle ore 17,30 alle 20

scrivere a: unisangiov.crisostomo@gmail.com)

lunedì 29 marzo 2021

Albano Laziale (RM)- Costituita la Missione san Basilio il Grande

 Albano Laziale  (RM) -  Costituita la Missione san Basilio il Grande




Si è costituita ad Albano Laziale (CL) la Missione “San Basilio il Grande” della Chiesa Ortodossa Italiana. Detta missione, che rafforza la nostra Arci-Diocesi di Roma, sarà sotto la cura pastorale di padre Emiliano Morici, sacerdote proveniente dalla Holy Celtic Church International, una piccola chiesa indipendente svizzera di spiritualità celtica, recentemente incardinato nella nostra realtà ecclesiale dove frequenta   il  corso di Teologia e Spiritualità Ortodossa promosso dal Dipartimento di Scienze Storico-religiose dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo. Albano Laziale (antica Albanum  - Arbano in dialetto locale) con i suoi 40.000 abitanti è uno dei comuni più grandi dei Castelli Romani dove è presente una consistente minoranza di fede ortodossa (oltre 2.500 persone parti al 6,3% della popolazione) per la quasi totalità di etnia rumena (ma anche ucraini, bulgari, italiani ecc). La Missione è dedicata a San Basilio il Grande (Basilius Magnus) Confessore e Dottore della Chiesa, vescovo di Cesarea di Cappadocia (attuale Turchia) uno dei più grandi teologi del cristianesimo e primo dei cosiddetti Padri Cappadoci (san Basilio, san Gregorio di Nissa e san Gregorio Nazianzeno), la cui famiglia annovera numerosi santi: sante Macrina l'anziana (nonna) - Emmelia (mamma) e Macrina la giovane (sorella) e san Gregorio di Nissa e Pietro di Sebaste (fratelli). San Basilio è noto anche per l'omonima Divina Liturgia e per la riforma e la regola al monachesimo orientale.

padre Emiliano Emiliano


 


domenica 7 marzo 2021

Firmato Protocollo d'Intesa tra Chiesa Ortodossa Italiana e Italia Bio

 

Firmato Protocollo d'Intesa 

tra Chiesa Ortodossa Italiana e Italia Bio



La Chiesa Ortodossa Italiana ha sottoscritto a Roma, il 5 marzo 2021, un Protocollo d’Intesa con l’associazione Italia Bio, che si è già concretizzata in Puglia nel varo di un Distretto alimentare Bio Food. Questa importante collaborazione è stata resa possibile grazie all’interessamento del presidente nazionale della Fraternità Ortodossa ing. Ambrogio Giordano, che ha già concretizzato una proficua collaborazione tra le due realtà in Puglia, dove si sta costituendo un importante Distretto Alimentare Bio Food. L’associazione Italia Bio è nata dall’iniziativa di alcuni produttori biologici al fine di promuovere prodotti e cibi sani, sviluppare un nuovo modello di economia sostenibile, sobria e conviviale, che garantisca la conservazione dell’ambiente e delle risorse naturali, la qualità della vita, la felicità delle persone e il rispetto del creato. In questa alleanza tra agricoltori e consumatori è importante anche l’apporto della visione cristiana che, come ha ricordato il nostro arcivescovo mons. Filippo Ortenzi citando la Genesi (Gn 2,15): “Dio pose l'uomo nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” e il custodire, coltivare e valorizzare e non l’utilizzo predatorio e distruttivo, è quanto Dio ha indicato quale compito principale dell’umanità.

Riportiamo il testo del Protocollo d'Intesa tra la Chiesa Ortodossa Italiana e l’associazione Bio Food, sottoscritta da mons, Filippo Ortenzi e dal Presidente Nazionale di Italia Bio dott. Ignazio Garau.


DIFESA DEL CREATO E SVILUPPO SOSTENIBILE, AGRICOLTURA BIOLOGICA E SICUREZZA ALIMENTARE, SCAMBIO DI CONOSCENZE E COLLABORAZIONE PER PROMUOVERE E

DIFFONDERE L’ETICA DELLA VITA IN ARMONIA CON LA

REALTA’ MATERIALE E SPIRITUALE CHE CI CIRCONDA

Premesso che:

  • L’emergenza climatica, l’emergenza sanitaria e l’emergenza economica che gravano su tutta la Comunità Umana sono strettamente connesse tra di loro e sono conseguenti alla nostra disattenzione nei confronti del pianeta che ci ospita, all’eccessivo sfruttamento delle risorse a disposizione;

  • “Economia” ed “ecologia” non sono discipline tra loro antitetiche, come si è continuato a pensare fino al recente passato, considerato anche che i due termini condividono un identico elemento etimologico, l’οἶκος, che sta a indicare lo stesso interesse per la gestione della “casa”, ovvero per l’amministrazione del nostro spazio vitale;

  • È necessario cambiare rapidamente paradigma, modificare i modelli di riferimento economici, ambientali e sociali che ci hanno guidato nei secoli passati, occorre adottare nuovi e più sostenibili stili di vita: non siamo solo in un’epoca di cambiamenti, siamo al cambiamento di un’epoca. Nulla potrà essere semplicemente come prima, perché il prima ci ha portato ai problemi di oggi;

  • Per produrre cambiamenti in tempi brevi è necessario l’impegno delle istituzioni, ma anche il coinvolgimento dell’intera comunità.

Se promuoviamo una nuova visione del nostro rapporto con il creato, se tutti indichiamo la praticabilità e la convenienza di un modello di economia, e di società, più solare e solidale, più conviviale, assieme possiamo farcela;

  • Il cibo e l'agricoltura, biologica e contadina, sono i riferimenti da cui partire per un percorso di sviluppo sostenibile, poiché il cibo è coinvolgente e, nelle sue molteplici implicazioni, lega in modo stretto le persone, l’organizzazione delle comunità, la salute e la qualità della vita con le risorse naturali, la terra, la biodiversità, la loro gestione e salvaguardia;

  • L’agricoltura biologica è un insieme di principi e di valori che costituiscono una visione originale del modo in cui l’uomo deve interagire con il suo ambiente vitale, indicando modalità di produzione, preparazione e distribuzione del cibo e di altri beni che aiutino a non dissipare le risorse disponibili sul nostro pianeta terra, rispettando la vita delle piante e degli altri animali. L’agricoltura biologica afferisce al modo in cui le persone interagiscono con paesaggi vivi, si rapportano l’uno con l’altro, contribuiscono a formare e custodire l’eredità delle generazioni future;

  • la Chiesa Ortodossa Italiana e l’Associazione ItaliaBio, pur nella diversità di caratteristiche, ruoli e funzioni, condividono la necessità di collaborare per promuovere iniziative e azioni orientate allo sviluppo sostenibile e alla difesa del nostro ecosistema.

Considerato che:

  • la Chiesa Ortodossa Italiana ritiene suo compito fondamentale agire per la salvaguardia del creato e vuole coinvolgere attivamente la Comunità dei fedeli avvalendosi della collaborazione e del supporto dell’Associazione Italia Bio.

Tutto ciò premesso e considerato

La Chiesa Ortodossa Italiana e

L’associazione Italia Bio

sottoscrivono il presente Protocollo d’Intesa concordando sulle finalità sopra esposte e congiuntamente, in relazione alle proprie competenze e ruoli, si impegnano a:

  • creare rapporti di scambio di conoscenze ed esperienze sui temi legati all’uso delle risorse, ai mutamenti climatici, alle energie rinnovabili, alle produzioni biologiche, alla biodiversità e più in generale allo sviluppo sostenibile e su come questi temi possano essere affrontati nel contesto specifico della Comunità Ecclesiale;

  • collaborare per attivare specifici momenti di approfondimento e di studio sulle tematiche dello sviluppo sostenibile, delle “sana alimentazione” e della “Dieta Mediterranea”, anche organizzando appositi corsi formativi in collaborazione con l’Università e gli Enti di Formazione della Chiesa;

  • per rendere concreta la scelta della sostenibilità all’interno di ogni comunità ecclesiale si istituirà un gruppo di lavoro, con i rappresentanti delle parti, con l’obiettivo di ideare un sistema di gestione ambientale differenziato per le diverse aree di interesse (chiese, scuole, strutture di accoglienza, ecc.). Obiettivo consentire a ogni comunità di ridurre significativamente i propri consumi di risorse, di energia (elettrica e termica), la produzione di rifiuti, fornendo il proprio contributo per la tutela dell’ambiente e del clima, risparmiando denaro e promuovendo una coscienza ambientale all’interno e all’esterno della chiesa;

  • lo stesso gruppo di lavoro elaborerà anche una proposta per prevedere in ogni comunità la possibilità di organizzare un gruppo di acquisto collegato direttamente ai produttori agricoli, facilitando la creazione di filiere corte che ristabiliscano corrette condizioni di collaborazione tra produttori e consumatori, con vantaggi per entrambe le parti;

  • tale scelte consentiranno di prevedere anche la possibilità di predisporre la certificazione ambientale di Chiesa eco-sostenibile;

  • un’impostazione che offrirà anche lo spunto per creare occasioni di condivisione comunitaria dell’esperienza ecologica e organizzare momenti di conoscenza delle qualità ambientali presenti nel territorio della comunità e opportunità conviviali per la scoperta delle produzioni biologiche e tipiche;

  • il percorso prevederà specifiche iniziative indirizzate ai bambini e ai giovani perché possano partecipare e condividere il progetto;

  • il gruppo di lavoro predisporrà una “Dichiarazione per la difesa del creato”, da sottoporre all’approvazione del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Italiana;

  • creare una linea di prodotti biologici dei Monasteri o delle comunità religiose afferenti alla Chiesa Ortodossa Italiana;

  • fornire la consulenza interdisciplinare per la costituzione di un Comitato Tecnico Scientifico di supporto al progetto dei distretti BioSlow sotto l’egida del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Italiana;

  • la Chiesa Ortodossa Italiana nella persona del suo Primate Sua Beatitudine Filippo Ortenzi, darà la disponibilità ad assumere il ruolo di Cappellano dei singoli ambiti territoriali, nei quali i Distretti BioSlow, in primis quello delle Puglie implementerà tutte le iniziative a livello nazionale;

  • la Chiesa Ortodossa Italiana a seguito della sottoscrizione del presente protocollo, collaborerà alla costruzione di paradigmi comunicativi, rinvenienti dal confronto delle strutture preposte proprie dei vari Distretti BioSlow, in particolare quello delle Puglie e degli esperti di comunicazione della Chiesa Ortodossa Italiana;

  • il Presidente nazionale di ItaliaBio, in accordo con il Primate della Chiesa Ortodossa Italiana concorderà dichiarazioni ed eventi congiunti aventi la finalità di sfruttare la sinergia operativa derivante dal presente accordo, allo scopo di raggiungere gli obiettivi comuni concordati su scala nazionale. La Chiesa Ortodossa Italiana in particolare si impegna a sensibilizzare tutta la sua comunità presente in tutte le Regioni d’Italia;

  • la Chiesa Ortodossa Italiana, nella Regione Puglia, coinvolgerà l’associazione sociale e culturale Rinascita e Rose, con tutte le sue strutture, al fine di facilitare l’immediata attivazione di tutte le iniziative previste nella Regione in forza del fatto che il Presidente di detta associazione è un membro del clero della Chiesa Ortodossa Italiana, dando mandato allo stesso di rendersi immediatamente disponibile a supportare l’iniziativa qui oggetto di accordo, con tutti i mezzi disponibili dell’Associazione.

venerdì 26 febbraio 2021

Sicilia -  Costituita la Missione san Giorgio Megalomartire

Sicilia -  Costituita la Missione san Giorgio Megalomartire



Si è costituita a Santa Caterina Villarmosa (CL) la Missione “San Giorgio Megalomartire” della Chiesa Ortodossa Italiana. Detta missione, che rafforza la nostra Diocesi di Siracusa-Cefalù, già presente nelle provincie di Messina, Palermo, Siracusa, Catania, Agrigento, Trapani e a Malta, è sorta grazie al dott. Michele Antonio Tramontana, diacono eletto, seminarista al corso di Liturgia Pastorale dell’Accademia Ortodossa San Nicodemo l'Aghiorita e partecipante al corso di Teologia e Spiritualità Ortodossa promosso dal Dipartimento di Scienze Storico-religiose dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo. Santa Caterina Villarmosa è un comune della provincia di Caltanissetta fondato dal barone Pier Andrea Grimaldi nel 1572 su licentia populandi del Regno di Sicilia e abitata da popolazioni d’origine siciliana (è detta in siciliano Santa Catarina, gallo-italiche Catrina e d'origine spagnola: Villarmosa deriva da villa hermosa  che significa bella città) di circa 5.000 abitanti, dei quali circa 100 di fede ortodossa (prevalentemente rumeni) e oltre trenta musulmani) per lo più marocchini) e il resto quasi tutti cattolici. Patrona della città è Santa Caterina di Alessandria, una santa ortodossa egiziana venerata anche dalla Chiesa Cattolica, e la Missione è stata dedicata a San Giorgio Megalomartire, patrono della cavalleria e santo molto venerato nell’ex Reame duo-siciliano (basti pensare che l’ordine cavalleresco dei borboni Napoli, come quello dei Borboni Spagna, si chiama Ordine Costantiniano di San Giorgio). San Giorgio, figlio di un persiano e una cappadoce, nacque in Cappadocia (nell'odierna Turchia), fu un valoroso ufficiale e legionario romano, morto martire durante la persecuzione di Diocleziano a Lydda (nell'attuale Israele) dove le sue reliquie sono custodite in una Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Gerusalemme (la Chiesa Madre, che ha avuto quale primo vescovo san Giacomo il Giusto, fratello del Signore). 



Il nostro diacono, che nel settembre 2020 ha già attivato un nucleo locale della Fraternità Ortodossa (gruppo laicale analogo all'Azione Cattolica) sta predisponendo un locale di sua proprietà a luogo di culto che sarà, presumibilmente, attivato nella primavera di quest'anno.


giovedì 11 febbraio 2021

Costituito il Collegio degli Arconti

 

Costituito il Collegio degli Arconti

Nel 1453, dopo la caduta di Costantinopoli ad opera dei turchi ottomani, il Patriarcato di Costantinopoli da guida spirituale dell’Impero si trovò ad essere sotto il dominio di un governo islamico ostile. In tale situazione le popolazioni non islamiche non facenti parte della Umma (comunità dei credenti), definite infedeli, non godevano degli stessi diritti dei musulmani ma, se appartenenti alle genti del Libro, stavano in una posizione di inferiorità giuridica e venivano tollerati come dhimmi (protetti). La protezione accordata dalle autorità islamiche agli infedeli non era diversa da quella accordata dai mafiosi e consisteva in un “pizzo” denominato imposta di capitazione (jizia), spesso talmente gravosa da indurre le persone a convertirsi all’Islam per motivi fiscali. Gli infedeli della gente del Libro (cristiani, ebrei, zoroastriani, sabei) venivano costituiti in millet (nazioni) a capo dei quali vi era, per i cristiani Rūm  (arabo  الرُّومُ‎, al-Rūm)  ossia romani (gli abitanti dell’Impero Romano d’Oriente si definivano romani, il termine bizantino è stato inventato dagli storici occidentali nel XVIII secolo) o romei (romani di lingua greca e fede ortodossa), il Patriarca di Costantinopoli (per gli ebrei ad esempio vi era il Gran Rabbino di Costantinopoli). Il millet più numeroso era quello armeno (Chiesa Apostolica Armena, monofisita antico-orientale). All’interno del millet le comunità religiose erano tenute alla riscossione delle tasse, avevano poteri in materia di diritto di famiglia e rappresentavano la comunità nei confronti del Sultano. In tale situazione le comunità ortodosse romane di lingua greca di Costantinopoli-Nuova Roma (il Sultanato Ottomano non cambiò mai il nome della città, cambiato in Istambul il 28 marzo 1930 quando prese il nome di Istambul, che significa Casa dell’Islam) si specializzarono, essendogli precluse le attività burocratiche e militari, nel campo del commercio marittimo e diverse famiglie ortodosse, come gli Agir, i Duca, gli Ypsilanti, i Kantakuzin, i Lascaris ecc. Accumularono ingenti ricchezze trasformandosi nei maggiori finanziatori del Patriarcato di Costantinopoli e difensori delle popolazioni romane ortodosse che abitavano prevalentemente nel quartire del Fanar. Per I meriti acquisiti verso il Patriarcato e le comunità dei fedeli ortodossi ottennero dal Patriarca Ecumenico il titolo onorifico di Arconti (in greco antico: ἄρχων, árchon), titolo che nelle Grecia antica, soprattutto ad Atene, designava le più alte magistrature dello Stato (dal polemarco o generale – stratega; all’Arconte-Re teocratico, ai tesmoteti, custodi delle leggi e giudici delle controversie), durante l’impero Romano di Costantinopoli venivano così chiamati anche i governatori imperiali. Nel XIX secolo, un arconte, Alexander Ypsilanti, già generale dell'esercito russo e aiutante dell'imperatore Alessandro I, è stato uno dei condottieri degli insorgenti greci della guerra di liberazione contro l’occupazione ottomana del 1821, ed eroe dell’indipendenza della Grecia. Il 10 marzo 1966 il patriarca di Costantinopoli Atenagora I costituì l’Ordine di Sant’Andrea Apostolo – Arconti del Patriarcato Ecumenico per premiare eminenti fedeli ortodossi (quasi tutti dell’Arcidiocesi statunitense) che si siano distinti per finanziare le attività patriarcali, eparchiali o parrocchiane; che siano n grado di fornire il proprio tempo, talento e finanze, per quanto possibile, per proteggere la libertà religiosa del Patriarcato ecumenico; che si adoperino per tutelare davanti alle autorià statali o federali gli interessi del Patriarcato, l’agibilità religiosa dello stesso e ne protegga gli interessi religiosi e organizzativi. Gli Arconti del Patriarcato di Costantinopoli, finanziano il "Fondo ecumenico patriarcale di Sant'Andrea", tanto Anthony Limberakis, comandante nazionale dell'Ordine degli Arconti, ne è divenuto il presidente ed assegna onoreficenza, quali la proclamazione di "Apostoli del mondo" che, ad esempio, nel 2007 furono assegnate a papa Benedetto XVI e al patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli.

La nostra Chiesa Ortodossa Italiana, per sua scelta, non ha istituito Ordini Equestri né concede titoli nobiliari, pur offrendo assistenza spirituale a tutte le associazioni cavalleresche e nobiliari che richiedono nostre guide spirituali e cappellanie e si pongono sotto l’omoforio della nostra Chiesa (quali gli Ordini Nobiliari di San Mercurio di Cesarea e quello di san Nicola di Myra o la Federazione Nobili Europei Uniti), pur tuttavia vi sono persone meritevoli della nostra Chiesa che per il loro impegno, per il loro aiuto alle nostre strutture ecclesiali,caritative e d’apostolato, meritano un qualche riconoscimento da parte della Chiesa. A tal fine con motu proprio: “Fratum S. Ioannis Chrisostomi – Collegium autem Archontes” prot. n. 14/21 dell’11 febbraio 2021, giorno nel quale si fa memoria di San Castrese di Castel Volturno, vescovo e martire e San Calocero, Vescovo di Ravenna, Confessore, Sua Eccellenza Reverendissima il vescovo Filippo di Roma (al secolo Filippo Ortenzi), arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, ha istituito la Confraternita di San Giovanni Crisostomo – Collegio degli Arconti. I primi fedeli che hanno ottenuto l’ambita onorificenza sono stati:

> nob. Cav. Francesco Russo, barone di Cortimpiano e marchese di San Lorenzo, scrittore, innografo, melodista, Gran Priore della Confraternita dei Cavalieri Templari “Ugone dei Pagani”, ideatore del Premio Internazionale di Poesia “Aniello Califano”; fondatore dell’Accademia Artisti Europei; cavaliere al merito della Repubblica Italiana, Commendatore dell’Ordine della Corona Normanna, Innografo ufficiale della Chiesa Ortodossa Italiana (con relativo Diploma da parte dell’Accademia San Nicodemo l’Aghiorita).

> avv. Pietro Barone, Priore del Lazio della Confraternita dei Cavalieri Templari “Ugone dei Pagani”, membro del Tribunale Diocesano, del Tribunale Nazionale Ecclesiastico e del Consiglio Nazionale Ecclesiastico della Chiesa Ortodossa Italiana; docente di Diritto Ecclesiastico e membro del Senato Accademico dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo.

> nob. dott. Pavel Ciprian Feraru, cavaliere ereditario e conte palatino dell’Ordine Nobiliare di San Mercurio di Cesarea, laureato all’Accademia di Polizia in Relazioni Economiche Internazionali; ha conseguito un Master in Sicurezza Nazionale e Terrorismo; ha conseguito varie specializzazioni in campo gastronomico tra le quali ricordiamo una presso la prestigiosa scuola francese di cucina Bocuse d’Or; collabora con la Casa Reale di Romania e conduce varie trasmissioni radiofoniche su Radio Romania; ha scritto diversi libri e dirige l’O.N.G. The Order of Saint Archangel Mihail che aiuta, in maniera particolare anziani e bambini con sindrome di down.

> nob. dott. Enzo Modulo Morosini, conte di Risicalla e Sant’Anna Morosina, patrizio veneto, cavaliere ereditario dell’Impero Napoleonico, dell’Ordine di San Marco, dell’Ordine Civile di Savoia, di Santo Stefano Papa ecc. ecc. laureato in Filosofia, Psicologia, Scienze Documentarie della Storia, Scienze Araldiche; curatore dell’Archivio Storico Nobiliare Cavalleresco Corder Modulo Morosini; curatore del Libro d’Oro delle Famiglie Nobili e Notabili; accademico dell’Accademia del Mediterraneo, dell’Accademia Tiberina ecc.; docente di Diritto Storico Araldico Ecclesiastico e membro del Senato Accademico dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo. 





venerdì 5 febbraio 2021

Intercomunione tra la Chiesa Ortodossa Italiana e la Chiesa Ortodossa d'Europa - Chiesa di Francia

 Intercomunione tra la 

Chiesa Ortodossa Italiana 
e la Chiesa Ortodossa d'Europa - Chiesa  di Francia 





Grazie a mons. Richard Marty, vescovo di Nizza, Monaco e Ventimiglia, membro del Santo Sinodo e Presidente della Commissione Sinodale  per le Comunità Estere, le Relazioni inter-ortodosse, inter-cristiane e inter-religiose
   stata sottoscritta, tra l'arcivescovo Filippo di Roma, in rappresentanza della  
Chiesa Ortodossa Italiana, e l'arcivescovo Jacques di Parigi, in rappresentanza   dell'Eglise  Orthodoxe d'Europe - Eglise de France,  in   obbedienza alla parola di Nostro Signore  Gesù   Cristo      “perché tutti siano una cosa sola “     (Giovanni XVII,20) ed in base alla totale osservanza   dei Santi Canoni della  Santa    Chiesa    Ortodossa,       la piena intercomunione  sacrale,  

liturgica  e canonica tra le nostre Chiese. 
Le nostre Chiese  mantengono  una  comunità  di  fede    assoluta trasmessa dagli Apostoli, credono nei primi 7 concili ecumenici,
hanno valide linee di successioni apostoliche, professano invariato il credo niceno-costantinopolitano, riconoscono i sette misteri ( sacramenti), ammettono le donne negli ordini minori e al diaconato, e praticano il sacerdozio per gli uomini come stabilito da nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo, scegliendo dodici uomini come suoi discepoli.


mercoledì 27 gennaio 2021

Intervista sulla Shoah

 

Intervista sulla Shoah

effettuata dal giornalista Dario De Fenu a mons. Filippo Ortenzi




Il 27 luglio si celebra il “Giorno della Memoria”, in ricordo della liberazione del Campo di sterminio di Auschwitz avvenuta il 27 gennaio del 1927. Sul significato che tale data ha anche per i cristiani ne parliamo con mons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo della Chiesa Ortodossa Italiana, in quanto all’interno di detta Chiesa si è costituito un Comitato per la glorificazione (canonizzazione) della principessa Alice di Battenberg il cui nome appare nello Yad Vashem di Gerusalemme come Giusta tra le Nazioni ed è stata insignita col titolo di Eroe della Shoah dal Regno Unito.


Cosa rappresenta il Giorno della Memoria?


Il Governo italiano, con legge 20 luglio 2000 n. 211, ha istituito il Giorno della Memoria “al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte” ed anche “coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati…”. Il primo caso riguarda il ricordo dei 6.513 italiani assassinati nei campi di sterminio nazisti, soprattutto in quello di Mauthausen e di Buchenwald. In quest’ultimo ricordiamo che perse la vita anche la principessa Mafalda di Savoia, secondogenita del Re e moglie del langravio tedesco Filippo d’Assia-Kassel. Io da ragazzino ho conosciuto personalmente anche un sopravvissuto all’Olocausto, era un amico di mio zio Ottavio Sabellotti, che all’epoca (inizio anni ‘70) dirigeva il Commissariato di Polizia “Campitelli” di Roma, e ricordo ancora con orrore i numeri che i tedeschi gli avevano tatuato al braccio. Il secondo riguarda i Giusti tra le Nazioni (Chasidei Umot HaOlam) di nazionalità italiana, ossia persone di religione non ebraica che hanno rischiato la propria vita e senza interesse personale per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista,  che sono ben 734 e tra i quali troviamo ecclesiastici cattolici, come il cardinale Elia Della Costa, arcivescovo di Firenze e mons. Giuseppe Placido Nicolini, vescovo di Assisi; pastori protestanti, come il valdese Tullio Vinay, medici come il dott. Carlo Angela (padre di Piero Angela), funzionari pubblici, militari, ecc. Va ricordato comunque che il maggior numero dei Giusti è costituito da membri del clero e da religiosi cattolici, a riprova della sensibilità degli uomini di fede verso l’abominio di una politica razziale estranea alla cultura e alla fede cristiana. Persone come Giorgio Perlasca che salvò oltre 5000 ebrei ungheresi spacciandosi per ambasciatore spagnolo. Il questore di Fiume Giovanni Patalucci e addirittura alcuni membri della Milizia fascista, come il corridore Gino Bartali e Ferdinando Natoni. Questo ultimo ebbe l’ardire, nel mentre riceveva l’onorificenza dal rabbino Toaff di rivendicare, pur condannando le leggi razziali e la politica di sterminio nazista, di orgogliosamente fascista.


Cosa pensa lei delle leggi razziali?


Che furono un errore estraneo all’umanesimo e alla cultura cristiana del nostro popolo e furono un tributo che l’Italia fascista fece in nome dell’infausta alleanza con il nazismo tedesco, che sul razzismo aveva fondato la propria ideologia. In Italia esiste il popolo italiano ma non una razza italiana, noi forse siamo uno dei popoli più variegati del pianeta, nato dalla fusione tra gente italiche, germaniche (vedi le tribù degli Eruli, degli Ostrogoti e dei Longobardi), greche, fenice, arabe, normanne, spagnole ecc. Quando con la proclamazione del cristianesimo a religione ufficiale dell’Impero (imperatore Teodosio di Costantinopoli-Nuova Roma nel 380) fu abolita la schiavitù, nel nostro Paese essi costituivano il 20% della popolazione e tra questi vi erano anche schiavi di colore provenienti dalla Maoritania, dalla Nubia e dall’Etiopia. Oggettivamente non credo siano ritornati in Africa e pertanto sangue negro penso scorra anche in molti italiani di oggi. Riguardo gli ebrei italiani, non dimentichiamo che vivono in Italia da almeno 200 anni prima di Cristo, diedero il loro appoggio alle lotte per l’unificazione nazionale e che lo stesso Risorgimento ebbe anche una chiara matrice biblica (vedi “Dio e Popolo” e l’appello di Mazzini alla gioventù italiana dove scrive: “Siate i Mosé che guidino la Nazione nella Terra promessa”.) Va anche rilevato che molti ebrei diedero anche un apporto economico al nascente fascismo, vedi l’industriale Cesare Goldmann che fu uno dei fondatori dei Fasci Italiani di Combattimento e finanziatore del Popolo d’Italia, la presenza di 400 ebrei tra le 20.000 camice nere della Marcia su Roma, di almeno due ebrei membri del Governo Mussolini (il sottosegretario agli interni e membro del Gran Consiglio del Fascismo Aldo Pinzi, assassinato dai nazisti alle Fosse Ardeatine e Guido Joung che fu ministro delle Finanze dal 1932 al 1935, riuscendo a risanare il bilancio dello Stato). Il generale della Milizia Maurizio Ravà, che fu governatore della Somalia o Ettore Ovazza, direttore del giornale fascista “La nostra Bandiera” che morì assassinato dai nazisti e non dimentichiamo la scrittrice Margherita Salfatti, amante di Mussolini e autrice del libro Dux, che diresse il giornale Gerarchia e fu una delle ideologhe del Regime. Le leggi razziali non furono condivise neppure da autorevoli esponenti del Fascismo quali Italo Balbo e il filosofo Giovanni Gentile (che morì assassinato dai partigiani comunisti a Firenze) e lo stesso Farinacci, il più accanito antisemita aveva per segretaria una donna di religione ebraica. Ciò non giustifica la condanna senza se e senza ma di una legge che rappresenta un’onta indelebile nrlla storia del nostro popolo. Va comunque ricordato che colui che materialmente predispose le leggi razziali, il prof. Gaetano Azzariti, non soltanto non neppure indagato dopo la guerra ma, riciclatosi antifascista e riabilitato dal Ministro della Giustizia Palmiro Togliatti, divenne addirittura Presidente della Corte Costituzionale dal 1956 al 1961.


Ritorniamo ai Giusti tra le Nazioni


Nel Talmud di Gerusalemme è scritto: “Chi salva una vita, salva il mondo intero” e secondo una tradizione talmudica  ogni generazione conosce 36 lamedvavnikim, ossia 36 uomini dalla cui condotta dipende il destino dell'umanità. Nel 1963 la Corte Suprema dello Sato d’Israele ha creato una commissione, composta da 35 membri, per designare quale Giusto una persona, non ebrea, che a rischio della propria vita, e senza aver tratto alcun vantaggio di natura economica o altro genere, abbia evitato a uno o più ebrei il pericolo di morte immediata o la deportazione in campi di concentramento. Tra i Giusti tra le Nazioni il cui nome compare nello Yad Vashem e nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme non vi sono cittadini italiani di religione ortodossa ma unicamente perché non vi erano, all’eopoca, comunità ortodosse in Italia ma sono numerosi i giusti ortodossi rumeni, bulgari, ucraini, russi e greci. Una di queste, grazie alla postulazione di due esponenti apicali della Croce Rossa quali Marcello De Angelis e Pierumberto Ferrero, è oggetto di una causa di glorificazione da parte della nostra Chiesa: la principessa Alice di Battenberg.


Chi era la principessa Alice di Battenberg e perché la reputate degna di essere canonizzata?


La principessa Alice di Battenberg è nota soprattutto per essere stata la suocera dell’attuale regina d’Inghilterra e madre del principe consorte Filippo di Edinburgo, ma oltre questo quasi nessuno ne conosce la storia e la figura. Nata da famiglia protestante (luterana) andò in sposa col principe Andrea, figlio del Re Giorgio I di Grecia, di religione ortodossa. Durante le guerre balcaniche d’inizio secolo, mentre il marito era impegnato nell’esercito lei operò quale infermiera ededicandosi all’attivazione di Ospedali da Campo, ciò la portò alla collaborazione con la Croce Rossa Internazionale, organizzazione attualmente diretta dall’ italiano Francesco Rocca, e presso la quale gode di grandissima devozione. Convertasi alla fede cristiana ortodossa nel 1928, la principessa Alice durante il secondo conflitto mondiale utilizzò il suo patrimonio per organizzare, spesso in sinergia con la Croce Rossa Internazionale, Ospedali, mense per la popolazione affamata dalla guerra, e procurando preziosissime forniture mediche. Nel 1949 fondò congregazione di monache infermiere (la Sorellanza cristiana di Marta e Maria) e nel 1953, all’incoronazione della nuora Elisabetta si presentò a Londra vestita da monaca dell’Ordine. Sua Altezza Serenissima la principessa Alice è morta a Londra il 5 dicembre 1969 all’età di 84 anni ed è seppellita in Israele, presso il Monastero Santa Maria Maddalena nel Getsemeni, sul Monte degli Ulivi di Gerusalemme. Nel 1993, alla memoria, fu insignita dal governo israeliano quale Giusta tra le Nazioni, avendo nascosto diversi ebrei ricercati dalle truppe d’invasione naziste ad Atene e a Attiki Voiotie nella Grecia centrale, preservandoli dalla deportazione e la morte. Anche il governo britannico le ha riconosciuto il titolo di Eroe della Shoah. Anche se al momento non risultano miracoli, l’ortodossia considera anche la devozione popolare (I fili d’erba) e le opere e, al riguardo penso che la figura della principessa Alice sia degna del titolo di Venerabile (titolo che spetta ad un santo monaco o monaca) e Misericordiosa, titolo inerenti a santi che si sono distinti per il lavoro di beneficenza, specialmente verso i poveri.